Scheda sport: Arrampicata sportiva

Strutture dove si pratica Arrampicata sportiva

Arrampicata sportiva

Cenni storici

L'arrampicata sportiva nasce verso la fine degli anni ’70 come evoluzione dell’alpinismo tradizionale. Se l'alpinismo classico ha come scopo quello di ascendere avventurosamente una montagna per vie tracciate o nuove, l'arrampicata sportiva ha come scopo vincere la parete, il puro divertimento o la competizione sportiva, anche lontano da ambienti montani.

Le abilità ginniche degli atleti sono in primo piano, ma l'obiettivo ultimo è il superamento di percorsi su roccia con difficoltà sempre maggiore senza l'ausilio di alcun mezzo artificiale per la progressione, infatti le protezioni in parete (spit) e la corda, vengono utilizzati esclusivamente per proteggere l'arrampicatore in caso di caduta.

I padri di questa pratica furono quattro alpinisti parigni, che nel luglio del 1952 riuscirono a scalare la parete del Petit Dru mediante l'utilizzo di chiodi a pressione. Ciò suscitò una reazione negativa da parte degli alpinisti "puristi", per i quali era più importante lo stile della scalata piuttosto che il mero raggiungimento della veta. Questa questione etica però non condizionò particolarmente la diffusione dei mezzi artificiali, che fu assai rapida. Essi infatti consentivano di superare pareti ritenute inaccessibili (pareti lisce, strapiombi, tetti).

Mentre in Europa tra i pionieri della scalata si apprezzava sempre più l'uso di strumenti artificiali, oltre Oceano una nuova generazione di alpinisti si fa notare per le sue imprese. È il caso del californiano Warren Harding, che dopo diciassette giorni di arrampicata effettiva e con ben 125 chiodi a pressione affronta la scalata del The Nose, lo sperone meridionale della parete dell'El Capitan, nella Yosemite Valley in California.

Questa fase dell'alpinismo californiano mise in luce vari protagonsti: Chuck Pratt, Yvon Chouninard, Ed Cooper, Jim Baldwin, Steve Roper, Layton Kor, Tom Frost, T.M. Herbert, Don Lauria, arrampicatoti raffinatissimi, autori delle prime ascensioni delle grandi vie del Capitan e dell’Half Dome.

È a questi eccentrici scalatori che si deve la nascita di una nuova filosofia dove la tutela delle risorse naturali diventa elemento essenziale della tecnica di scalata. Pertanto l’uso dei chiodi, responsabili di rovinare alla lunga le fessure, venne rimpiazzato dall’utilizzo dei dadi di metallo leggero da incastrare ad arte nelle fessure.

Da qui ha inizio l’epoca del Free climbing (arrampicata in libera senza utilizzare chiodi e/o altro per la progressione o per il riposo) e del Clean climbing (arrampicata pulita che non utilizza i chiodi per l’assicurazione) californiano. Il gruppo di free climber sposò lo stile di vita hippy, allenandosi duramente e rimanendo ai margini della società. Il messaggio dell’arrampicata pulita si fa largo nel mondo, approdando anche in Italia, dove Gian Piero Motti si fa esempio dell’armonia uomo-roccia.

Nel 1985, con le prime gare sportive a Bardonecchia e Arco di Trento, gli arrampicatori si trovano per la prima volta a gareggiare su percorsi (naturali e non) di estrema difficoltà. Nascono i primi atleti di questa nuova disciplina sportiva; Patrick Edlinger e Catherine Destivelle vincono le prime gare di arrampicata sportiva e subito appare evidente come gli atleti francesi sappiano imporsi su tutti gli altri.

Un importante passo avanti nello svincolare la pratica di questa disciplina dall'ambiente montano ed alpino, è stata la rapida diffusione di strutture artificiali indoor che riproducono le caratteristiche delle pareti rocciose. Questi muri e grotte artificiali allestiti in modo stabile o temporaneo nei centri sportivi, nei palazzetti dello sport e nelle scuole, hanno fatto divenire l’arrampicata sportiva una tipica attività sportiva metropolitana, sia ludico-amatoriale che agonistica, non più legata ai soli mesi estivi, ma praticabile durante tutto l'anno.

Tipologie di arrampicata

  • Arrampicata libera o free climbing, nel quale le l'arrampicatore affronta la progressione con il solo utilizzo del corpo, seppur non escludendo a priori l'utilizzo di attrezzatura finalizzata all'assicurazione, come la corda, l'imbrago, il discensore, i moschettoni, i nuts, i friends e i rinvii.
  • Free solo, è una forma di ascesa dove l'arrampicatore rinuncia a corde, imbragatura e qualsiasi altra protezione durante la scalata. Una variante di questa specialità è il Deep Water Soloing, cioè una forma di arrampicata solitaria senza assicurazione che si pratica sulle scogliere, dove l'unica protezione è data dalla presenza dell'acqua alla base della parete
  • L'arrampicata su massi o sassismo, meglio noto come bouldering, effettuato su piccoli massi fino a 5-6 metri di altezza.
  • L'arrampicata in artificiale è uno stile di arrampicata, su roccia o ghiaccio, nella quale si fa ricorso ad attrezzi e strumenti che aiutano la progressione, quali chiodi, spit, cordini in nylon, staffe o skyhook.
  • L'arrampicata indoor è praticata su strutture costituite da pannelli su cui si montano delle prese, appigli artificiali di resina o altro materiale.

La dimensione agonistica dell’Arrampicata Sportiva si concentra in tre diverse discipline: Difficoltà (Lead), Velocità (Speed) e Boulder.
Lead: è la classica salita con la corda dal basso, dal basso su pareti lunghe tra 15 e 25 metri; l'obiettivo è raggiungere il punto più alto possibile del tracciato. Nelle gare, la classifica viene determinata dall'ultima “presa” raggiunta.
Speed: è la specialità dove conta il tempo di salita su una parete di 10 o 15 metri, seguendo un tracciato convalidato dalla Federazione Internazionale e dunque identico in tutte le gare del mondo.
Boulder: è la specialità più 'esplosiva' dell'arrampicata. Prevede la salita su strutture alte massimo 4 metri, senza corda, ma con l'ausilio di materassi di protezione (crash pad). L’obiettivo dei 'boulderisti' è raggiungere il top, ovvero l'ultima presa del 'problema' nel minor numero di tentativi.

Regole di base

I fattori principalmente coinvolti nell'arrampicata sono lo sviluppo muscolare e tendineo, conformazione fisica, coordinamento motorio, equilibrio fisico e mentale. I tendini in particolar modo sono continuamente sotto sforzo; per questa ragione è sempre bene ascendere gradualmente e con la dovuta calma. le tecniche di arrampicata sono varie, e cambiano a seconda della specalità che si vuole praticare. Generalmente, il primo approccio alla tecnica avviene tramite l'affidamento a persone più esperte, e preferibilmente titolate (data la pericolosità di questo sport), che illustrano come usare mani e piedi, secondo il loro stile.

Lo schema motorio base dell'arrampicata, elaborato dall'alpinista e guida alpina Paolo Caruso, detto triangolo, prevede che il baricentro del corpo resti sempre all'interno di un immaginario triangolo costituito da almeno tre punti di contatto con la parete di roccia.

Una volta acquisita la posizione del triangolo base, possiamo provare ad applicarlo nello spostamento verticale. Nella tecnica di progressione si parte da una posizione di riposo, quale il triangolo base, per effettuare un movimento che ci porterà ad un'altra posizione di riposo.

Particolare importanza in questo sport rivestono i muscoli di braccia e gambe, i quali devono essere sottoposti ad allenamento continuo. Le gambe infatti hanno un ruolo molto importante nell'arrampicata, in quanto sono loro a fornire la spinta verso l'alto; altrettanto importanti le braccia, grazie alle quali è possibile "tirare" in alcuni passaggi.

Federazione Arrampicata Sportiva Italiana

Regolamenti Federazione Arrampicata Sportiva Italiana

 

"La montagna più alta rimane sempre dentro di noi." Walter Bonatti

 

Bibliografia

"L' arte del ghiaccio. Tecniche, materiali, storie dell'arrampicata su ghiaccio." di Jérôme Blanc-Gras e Manu Ibarra - Versante Sud Editore 2014

"L'arte di arrampicare. Su roccia e ghiaccio. Un metodo per sviluppare la coscienza di sé." di Paolo Caruso - Edizioni Mediterranee 2002

"Guida completa all'arrampicata su roccia." di Craig Luebben - Hoepli Editore 2007

"Free climbing. L'arrampicata sportiva." di Emanuele Perolo - Giunti Demetra Editore 1999

Filmografia

"Sul filo dei 4000" di Gilles Chappaz - Documentario 2004

"K2 - L'ultima sfida" Regia di Franc Roddam - 1991

"Vertical Limit" Regia di Martin Campbell - USA 2000

"The Dark Glow of the Mountains." Regia di Werner Herzog - 1984

Video e foto

 

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