Scheda sport: Attività Subacquea

Strutture dove si pratica Attività Subacquea

Attività Subacquea

Cenni storici

La pratica dell’immersione in mare è stata fin dalle origini dell’uomo una risposta non solo alla necessità di soddisfare esigenze nutritive, ma anche per appagare la curiosità di conoscere la vita nei fondali marini. Nonostante già in epoca romana si riscontrassero delle tecniche avanzate di piscicoltura, l’assenza di sistemi che consentissero la respirazione sott’acqua hanno determinato che i tempi di apnea fossero molto brevi. 

Nel corso dei secoli si elaborarono diversi sistemi finalizzati ad allungare la durata dell’apnea: dalla canna di giunco al più ardito metodo della borsa piena d’aria portata sott’acqua.

Una svolta si ebbe tra il 1500 e il 1800, quando fu sviluppata la campana subacquea. Ancora una volta fu Leonardo da Vinci a dare lo spunto, infatti aveva già ipotizzato questo strumento nella sua raccolta “Codice Atlantico”. Si trattava di una struttura a forma di campana, appunto, che aveva il fondo aperto all’acqua e nella parte superiore per un volume di circa 18 mc l’ossigeno, trattenuto per effetto della pressione dell’acqua. Questa veniva calata verticalmente, talvolta con cavi sostenute da navi d’appoggio, e tenuta ferma alcuni metri sotto la superficie. Questa consentiva ai sommozzatori di trattenersi in acqua per ore, dando loro la possibilità di lavorare sul posto o eventualmente spostarsi in apnea. 

Un’altra importante innovazione, risalente alla fine del 1700, furono gli scafandri. Questi involucri di pelle di invenzione francese consentivano di immergersi in profondità, grazie alla presenza di un copricapo dove arrivava l'aria pompata dalla superficie per mezzo di pompe manuali. L’attrezzatura venne cogli anni perfezionata così da consentire ai palombari immersioni che consentivano di spingersi oltre i 20 m di profondità. Ad ogni modo, i tubi dell’aria e gli stivali zavorrati non consentivano loro una grande libertà di movimento.

Le ricerche in campo scientifico e tecnologico diedero un importante contributo nel campo della subacquea, infatti i vari studi sugli effetti della pressione dell’acqua e le nuove tecnologie consentirono lo sviluppo di strumentazioni sempre più efficienti: pompe ad aria, scrubber, erogatori.  

Si dovette aspettare al 1925 per avere un'apparecchiatura che consentisse autonomia d'immersione. Costituita da una bombola di aria compressa, disponeva di un riduttore di pressione che erogava con continuità aria a pressione ambiente e una maschera gran facciale dai cui bordi usciva l'aria non utilizzata. Questa attrezzatura consentiva circa 15 minuti, durante i quali l’uomo poteva spostarsi in liberamente nei fondali.

Intanto si sviluppa l’interesse per questa attività come strumento di esplorazione legato al mondo del turismo, dell’archeologia e dello sport. Sempre più crescente fu infatti l’interesse degli archeologi rispetto alla presenza nella profondità marine al fine di rinvenire testimonianze di antiche civiltà; sempre in quegli anni si svilupparono i primi tour subacquei organizzati per rispondere alla sempre crescente domanda turistica; si sviluppò inoltre la pratica della pesca sportiva dilettantistica, perlopiù circoscritta alle acque interne.

Tra il 1931 e il 1942 la pesca dilettantistica andò assumendo un carattere sempre più marcatamente sportivo, tanto da richiedere la necessità di un ente nazionale destinato a fare da coordinatore delle varie iniziative espresse in tutto il territorio.

Col tempo le finalità delle immersioni cambiarono. Infatti, negli anni seguenti alle Grandi Guerre l’attività subacquea divenne un’importante risorsa per monitorare, recuperare e salvaguardare l’ecosistema marino messo a dura prova dagli strumenti di distruzione adoperati in campo bellico. Per molti anni il perfezionamento degli apparecchi di respirazione per l’attività subacquea rimase affidato ai militari, che richiamarono un’attenzione che durante il periodo delle guerre si era persa per ovvi motivi.

Inoltre le acque pubbliche e il patrimonio ittico disastrati da pratiche di pesca scellerate determinò nel 1942 l’adozione di norme sempre più stringenti finalizzate a mettere ordine nelle acque interne e a definire le modalità più consone all’attività della pesca vietando quindi l’adozione di cloro ed esplosivi. Intanto il numero di appassionati per la pesca subacquea dilettantistica aumentava.

Nacque nel 1942 la Federazione Italiana Pesca Sportiva, nata originariamente per promuovere la pesca dilettantistica nelle acque interne e in mare, e per allargare poi il proprio campo di azione nel 1949 quando ingloba anche gli Sports Subacquei. L'agonismo subacqueo è andato arricchendosi di altre specialità. Tra queste, in particolare: fotosub, caccia fotosub, videosub, tiro subacqueo, hockey subacqueo, rugby subacqueo e apnea.

Il percorso che porterà il nuoto pinnato a diventare una disciplina autonoma all'interno della F.I.P.S. iniziò nel 1955.

Attrezzature

L'attività subacquea, sia essa finalizzata alla pesca sportiva, sia all'esplorazione dei fondali, richiede necessariamente l'attrezzatura adatta a favorire il movimento notatorio e la respirazione sott'acqua.

Le pinne sono un elemento dell'attrezzatura molto importante, in quanto agevolano gli spostamenti sott'acqua senza l'ausilio delle braccia, ottenendo il massimo rendimento con il minimo sforzo. In commercio vi sono vari modelli. Aldilà delle specifiche caratteristiche possiamo dividerli in due macrocategorie: a scarpetta chiusa, utilizzabili per l'apnea e lo snorkeling, che possono essere indossate a piedi nudi oppure con calzari sottili; a scarpetta aperta con cinghiolo, che richiedono l'uso di calzari con suola, molto comodi per muoversi fuori dell'acqua. Hanno posteriormente un cinghiolo regolabile, spesso con sistema di aggancio/sgancio rapido. Generalmente per la subacquea il modello più indicato è quello a pala larga, di lunghezza media.

L'abbigliamento da utilizzare deve essere in grado di impermeabilizzare e termoisolare il corpo, così da consentire le immersioni anche nelle acque più fredde e proteggere il corpo dalla pressione, tanto più crescente quanto più si va in profondità. A seconda del tipo di immersione possono essere utilizzate diverse mute subacquee, che a seconda delle qualità possono essere divise in varie categorie.

La muta stagna è la soluzione più idonea ad ovviare a tutte le criticità che può comportare l'immersione in acque molto profonde. Questa, infatti, consente l'immersione anche in acque molto fredde lasciando il corpo totalmente asciutto. La tuta avvolge il corpo, a cui aderisce totalemente lasciando liberi solo mani, testa e piedi, per i quali vengono venduti appositi accessori: cavigliere, calzari, guanti e cappuccio. La tenuta ai polsi e al collo è garantita da collari di lattice o neoprene. Per contenere al massimo la dispersione termica corporea si può indossare una specifica sottomutastagna tipicamente realizzata in pile.

Generalmente questo tipo di tute sono provviste di una valvola di gonfiaggio che permette di insufflare aria in essa e di un'altra  per scaricare l'aria in espansione durante la risalita. I materiali utilizzati per la sua produzione sono differenti, e sono tutti caratterizzati dalle qualità di resistenza e permeabilità: il trilaminato, il neoprene, la gomma vulcanizzata, il poliuretano. Le tute di ultima generazione sono prodotte con un materiale particolarmente resistente: il neoprene precompresso.

La muta semistagna è realizzata in neoprene con uno spessore di 7mm; essa è dotata di cerniere stagne solitamente posizionate sulla schiena per l’intera lunghezza, da spalla a spalla.

Le muta umida è un modello più comunemente utilizzato nelle immersioni ricreative, l'apnea o la pesca; esse sono semi-impermeabili, e sebbene perfettamente aderenti al corpo consentono la circolazione dell'acqua. Hanno uno spessore variabile mediamente tra i 3 e i 7 millimetri.

Fondamentali per le immersioni sono le bombole d'ossigeno, senza le quali chiaramente non sarebbe possibile trattenersi sott'acqua per lunghi periodi. Queste sono prodotte in alluminio o in acciaio, e variano per peso, capacità e dimensioni. Il loro utilizzo varia quindi chiaramente a seconda del tipo di attività subacquea che si vuole svolgere, valutando la durata e la profondità dell'immersione. Entrembi i tipi di bombole manifestano degli svantaggi e dei vantaggi; nel caso di quelle d'acciaio per esempio sono particolarmente pesanti, seppure compensano parte del peso della zavorra. Agganciato alla bombola vi è un erogatore all'estremità del quale è collegato un rubinetto che consente di regolare la quantità di ossigeno che si vuole inalare direttamente per bocca.

Chiaramente se non ci si vuole spingere nelle profondità degli abissi non sono necessari strumenti per la respirazione come le bombole. Si può untilizzare un semplice aeratore, anche detto boccaio, in inglese snorkel, che permette di respirare in superficie senza dover continuamente prender aria alzando la testa. In sostanza si tratta di un tubo di gomma o plastica, più o meno rigido e sagomato a seconda del modello che si attacca al lato sinistro della maschera.

Altro strumento importante è la zavorra. Generalmente costituita da una cintura è fermata con un dispositivo che ne permette lo sganciamento rapido, alla quale sono agganciati degli elementi metallici mobili (talvolta rivestiti di gomma, plastica o silicone) di peso variabile (da 1/2 kg a 3 kg). Il numero di pesi varia a seconda delle caratteristiche del subacqueo, del tipo di muta, dell'acqua in cui ci si immerge (salata o dolce), del tipo di bombola e del tipo di attrezzatura equipaggiata.

Per legge il subacqueo deve segnalare la sua presenza con una boa, ovvero un galleggiante recante una bandiera rossa con striscia diagonale bianca, visibile ad una distanza non inferiore a 300 metri, inoltre deve operare entro un raggio di 50 metri dalla verticale del mezzo nautico di appoggio o del galleggiante portante la bandiera di segnalazione. Questo strumento oltre ad essere obbligatorio per legge è fondamentale in quanto salvaguardia il subacqueo dal rischio di possibili incidenti dovuti dal transito di imbarcazioni, e inoltre ne favorisce la localizzazione.

Potremmo dire che gli strumenti sopra riportati sono basilari per potersi cimentare in un'attività subacquea. Ciascun elemento si compone di vari accessori che sono fondamentali per poter comprendere e garantire il buon funzionamento della strumentazione necessaria all'attività subacquea. Ad esempio le bombole disporranno di un'apposita rubinetteria, erogatore ecc. , e altrettanto importanti sono il manometro, il profondimetro ecc. Per questa ragione è sconsigliato improvvisarsi in questo tipo di attività, ma è piuttosto preferibile fare affidamento su un istruttore che possa spiegarci tutte le caratteristiche dell'attrezzatura ragguardendoci su quelli che possono essere indice di mal funzionamento della stessa.

Infatti, a meno che non si è Umberto Pelizzari (apneista italiano che ha stabilito record mondiali in tutte le discipline dell'apnea), non è un tipo di sport nel quale ci si può consentire degli errori. Inoltre a seconda delle specialità che si vanno a praticare serviranno specifiche strumentazioni, come ad esempio il fucile subacqueo nel caso della pesca, o specifiche fotrocamere impermeabili nel caso della fotografia subacquea ecc.

Le attività agonistiche riconosiute dalla Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee sono:

Video e foto

 

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