Scheda sport: Tiro a Volo

Tiro a Volo

Brevi cenni storici

In Inghilterra, già dai primi anni del 19mo secolo, esisteva una nuova forma di sport, lo trapshooting, nato come risposta al provvedimento restrittivo che proibiva  la caccia ai volatili selvatici drasticamente ridotti a causa dell'aumento indiscriminato dei cacciatori.

In un primo momento, l'aristocrazia inglese reagì aggirando il divieto, occupando gli spazi pubblici dove era ancora permessa la caccia, ma quando l'energica protesta dei cittadini si fece incontenibile, i cacciatori inglesi furono costretti a cercare un'alternativa soddisfacente. 

Nel 1857, con la fondazione del primo circolo di tiro al piccione, il "Pigeon Club", si sviluppò lo sport del trapshooting con un suo preciso regolamento di gara.

I piccioni rinchiusi  nelle cassette (traps) venivano aperte da un apposito inserviente tramite una cordicella dietro comando ("pull") del tiratore di turno. I tiratori utilizzavano fucili da caccia a due canne di calibro 12, il massimo consentito, e disponevano di due colpi per l'abbattimento del volatile.

Diffusosi in tutta Europa, il tiro al piccione era praticato da un sempre crescente numero di appassionati, nacquero tantissime società e campi di tiro, venivano disputati  campionati del mondo, europei e Grand Prix.

Le regole rimasero sempre le stesse fino alla sua definitiva scomparsa. Lo stesso Paese che aveva dato i natali a questo sport ne aveva altresì decretato l'abolizione. La sempre più vigorosa protesta delle associazioni locali per la protezione degli animali, che in Inghilterra aveva portato alla sua abolizione, si diffuse in tutta Europa determinando il lento ma progressivo declino anche negli altri Paesi, dove questa pratica venne presto sostituita dal tiro al piattello, peraltro già praticato dagli ultimi decenni dell'Ottocento.

Tra le più bizzarre alternative ai volativi vennero utilizzate le palle di vetro, generalmente adoperate per ornare gli abeti natalizi.  Queste venivano lanciate in aria con le macchine ball trap fungendo da veri e propri bersagli mobili che, ricoperte di piume cambiavano traiettoria imitando in qualche modo il volo degli uccelli. Questo gioco di abilità made in U.S.A. divenne in breve tempo un esercizio popolarissimo in America, sebbene considerato molto divertente, ancora poco apprezzato in Europa.

La ricerca continua di un bersaglio che potesse rispondere alla necessità di rendere agonisticamente più interessante la competizione mise in moto la creatività dei cultori di questo sport portando alla nascita di diversi esemplari di piccione: prima d'argilla (clay bird), poi fatto di una miscela di catrame e polveri, fino al  Blue Rock, un piccione impastato con fanghiglia di fiume e pece.

Ideato dall'inglese McCaskey, a partire dal 1880 il tiro al volo si affacciò al mondo dello sport con una soluzione che venne accolta con grande entusiasmo: un bersaglio mobile in argilla a forma di disco detto Blue Rock

Lo stesso McCaskey assemblò una trap del tutto nuova che chiamò Expert. La creatività di questo signore inglese fece della sua invenzione un prodotto di esportazione che anticipò l'attuale piattello, il bersaglio per eccellenza della disciplina del tiro a volo.

La promozione internazionale della disciplina fu senz'altro favorita dai Giochi di Parigi del 1900, durante i quali il tiro a piattello specialità Trap o Fossa Universale fu ammesso come sport facoltativo.

In Italia questo sport fu particolarmente apprezzato, e già dai primi anni del Novecento non c'era città che non avesse una società, una sezione o un gruppo di amatori di tiro a volo.  Nel 1926 un appassionato industriale del settore, Ettore Stacchini, fondò la Federazione Italiana Tiro al Piccione d'Argilla FITPA che riuscì a riunire 30 società di tutte le regioni italiane. L'anno successivo la FITPA si trasformò in FITAV Federazione Italiana Tiro a Volo ed entrò a far parte del CONI con 151 società e 916 tiratori, sotto la guida del suo fondatore che ne divenne il primo Presidente.

La determinazione di Stacchini fermamente convinto delle potenzialità di sviluppo possedute dal tiro al piattello, portò a Roma nel 1930, i Campionati mondiali e gli Europei dell'unica specialità allora praticata, la fossa olimpica o trap. La competizione, alla quale parteciparono 310 tiratori di 17 nazioni, fu vinta dall'italiano Ottavio Menicagli.

Nel 1932 la FITAV pubblicò il regolamento del campionato italiano di tiro al piattello.

 

Specialità

FOSSA OLIMPICA O TRAP

Nella specialità della "Fossa Olimpica", i tiratori sparano su una linea di tiro rettilinea posta parallelamente a quindici metri dietro la fossa in cui si trovano le macchine lanciapiattelli, alternandosi su cinque pedane diverse.

Il piattello viene lanciato automaticamente appena arriva l'ordine del tiratore, che attende con il fucile imbracciato e caricato con due colpi. Ad ognuna delle cinque pedane corrispondono tre macchine lanciapiattelli (per un totale di quindici) ed una roulette automatica stabilisce la successione dei lanci. Questo elemento rappresenta la difficoltà per il tiratore che, pur conoscendo il tempo di uscita del piattello, deve intercettarne la direzione che può variare, sul piano orizzontale, di 90° e la sua altezza, a dieci metri di distanza dalla fossa, da un metro e mezzo fino ai tre metri e mezzo.

SKEET

Questa specialità, la più recente fra quelle olimpiche, ha origine da quella chiamata "Around the clock", di provenienza americana, in cui il tiratore sparava al bersaglio dalle dodici posizioni corrispondenti alle ore sul quadrante di un orologio.

Oggi il percorso si è modificato; si spara, infatti, da otto pedane, situate lungo un semicerchio dal raggio di 19,20 metri, alle cui estremità sono collocate, in due cabine, le macchine lanciapiattelli, una alta a sinistra, detta pull, ed una in basso a destra, detta mark.

Il tiratore aspetta l'uscita del piattello con l'arma non ancora imbracciata, in posizione di attesa, ed ha a disposizione un solo colpo per ogni piattello (due in totale). In questo caso il tiratore conosce altezza e direzione dei piattelli, che vengono lanciati dalle macchine sempre nello stesso modo; l'elemento di difficoltà è rappresentato dalla diversa posizione del tiratore rispetto alle macchine lanciapiattelli e dal tempo del lancio, che può variare da zero a tre secondi dalla chiamata del tiratore.

DOUBLE TRAP

Ultima nata nella famiglia del piattello, questa specialità prevede che i tiratori, altrnandosi su cinque pedane, intercettino due piattelli lanciati simultaneamente con traiettoria fissa.Il tiratore attende in posizione non predeterminata con due colpi in canna che devono essere usati per colpire i due piattelli. Anche in questo tipo di specialità il piattello si allontana dal tiratore che conosce, per ogni pedana di tiro, quale sarà la coppia di piattelli e la loro traiettoria.

Le macchine lanciapiattelli sono tre per ogni campo, ed i loro abbinamenti di lancio sono predeterminati (1-2 oppure 1-3 oppure 2-3) a seconda del programma scelto. I lanci vengono prestabiliti in un raggio di trenta gradi sul piano orizzontale e la loro altezza varia, ad una distanza di dieci metri dalla fossa, da tre metri a tre metri e mezzo.

 

Federazione Italiana Tiro a Volo

Regolamenti Tecnici
 

Bibliografia

"L'alimentazione nel tiro a volo. Prima, durante e dopo la gara nelle discipline olimpiche e amatoriali..." di Sandro Polsinelli - Editore: Edizioni del Faro 2015

"La preparazione psicologica nel tiro a volo" di Alberto Cei - Editore: Pozzi Edizioni 2007

"Trap & double trap. Teoria, tecnica e strategie di gara" di Massimiliano Naldoni - Editore: Editoriale Olimpia 2005

"Voglia di sparare. Manuale Tecnico di Tiro a Volo." di Renato Lamera

Video e foto

 

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